Pixel 11, Pro, Pro XL e Pro Fold: Google punta sui 2 nm con il Tensor G6


Google ha tolto il velo sul Pixel 11 il 12 agosto 2026, durante la conferenza Made by Google organizzata a New York. Quattro modelli compongono la nuova famiglia: Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold. Tutti montano il nuovo processore proprietario Tensor G6, partono ora da 256 GB di memoria e girano su Android 17. I preordini sono già aperti, la commercializzazione è fissata al 20 agosto 2026. Unica nota dolente: i prezzi salgono di 100 dollari su quasi tutta la gamma.

Pixel 11: una gamma più compatta con quattro modelli

Il Pixel 11 standard riprende la silhouette del predecessore, ma Google ha assottigliato nettamente la barra fotografica che attraversa il retro del dispositivo. È annunciata come oltre il 40% più sottile e adotta una superficie interamente in vetro che percorre tutta la larghezza dello chassis. Un dettaglio estetico in apparenza, che però cambia l’impugnatura e riduce l’oscillazione del telefono appoggiato su un tavolo.

Sul fronte memoria, Google taglia corto: il taglio da 128 GB scompare. Il Pixel 11 parte da 256 GB, il che spiega in parte l’aumento di prezzo. È proposto in quattro colorazioni: Frost, Hibiscus, Pistachio e Obsidian.

I modelli Pro salgono di un gradino sulla robustezza. Google rivendica una migliore resistenza alle cadute e soprattutto un nuovo rivestimento antigraffio sul display, annunciato come capace di offrire oltre il doppio della resistenza ai graffi dei Pixel 10 Pro. Cambiano anche i colori: Canyon, Fog, Olive e Obsidian, quest’ultimo con finitura interamente opaca.

Tensor G6: il primo processore Google a 2 nm

È la vera novità tecnica di questa generazione. Il Tensor G6 è il primo processore di Google prodotto sul nodo N2 di TSMC, ovvero con litografia a 2 nanometri. Per contestualizzare, il Tensor G5 era realizzato a 3 nm. Ridurre la finezza di incisione permette di ospitare più transistor sulla stessa superficie, quindi di guadagnare prestazioni a parità di consumo, oppure di consumare meno a parità di prestazioni.

Google dichiara guadagni concreti: 25% di rapidità in più nella navigazione web, 15% di guadagno sull’avvio delle applicazioni e soprattutto 50% di potenza di calcolo aggiuntiva per la TPU, l’unità dedicata all’intelligenza artificiale. È quest’ultimo dato a contare di più nella strategia di Google: la TPU fa girare Gemini Nano direttamente sul dispositivo, senza passare dai server.

Il Tensor G6 è accompagnato dal Titan M3, un coprocessore dedicato alla sicurezza. Isola gli elementi sensibili come le chiavi di cifratura e i dati biometrici dal resto del sistema, con un approccio paragonabile alla Secure Enclave di Apple.

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Pixel 11 Pro: display più definito, fotocamere riviste, ricarica Qi2.2

Il Pixel 11 Pro conserva la diagonale da 6,3 pollici, ma il pannello cambia. Si tratta di un OLED LTPO da 2856 x 1280 pixel, con una gamma di aggiornamento adattivo da 1 a 120 Hz e una luminosità di picco dichiarata a 3.600 nit. L’LTPO permette al display di scendere a 1 Hz su un’immagine fissa, con un risparmio di batteria significativo.

La configurazione di memoria si divide in due. Le versioni da 256 GB dispongono di 12 GB di RAM, mentre i modelli da 512 GB e 1 TB salgono a 16 GB. Uno scarto che ha senso nell’uso reale: le funzioni di IA locali sono avide di memoria.

Sul fronte fotografico, Pixel 11 Pro e Pro XL condividono un trio composto da un sensore principale da 50 Mpx, un ultragrandangolare da 48 Mpx e un teleobiettivo da 48 Mpx. Sul davanti, il sensore per i selfie sale a 42 Mpx. Entrambi i modelli guadagnano inoltre la compatibilità Qi2.2, l’ultima revisione dello standard di ricarica wireless magnetica.

Pixel 11 Pro Fold: più leggero, più sottile, nettamente più solido

Il pieghevole di Google progredisce soprattutto sulla meccanica. Il Pixel 11 Pro Fold è annunciato quasi il 10% più leggero e quasi 1 mm più sottile del Pixel 10 Pro Fold, con cornici del display ridotte. Monta un sensore principale da 48 Mpx e un Super Zoom 30x.

La durabilità è il vero argomento. Google mantiene la certificazione IP68 contro acqua e polvere, aggiunge una scocca posteriore in composito di fibra di vetro progettata per resistere meglio alle crepe e rivede la cerniera per proteggere meglio il display interno. Il produttore afferma che l’insieme rende il modello tre volte più resistente del predecessore. Il Pro Fold è disponibile in Olive e Obsidian.

Prezzi in aumento: da dove arriva il rincaro

È il punto che farà discutere. Il Pixel 11 parte da 899 dollari, contro i 799 dollari del Pixel 10, ovvero 100 dollari in più. Il Pixel 11 Pro passa a 1.099 dollari (contro i 999 dollari del Pixel 10 Pro) e il Pixel 11 Pro XL si posiziona a 1.299 dollari.

Due fattori spiegano questo aumento. Anzitutto la soppressione del taglio da 128 GB: pagate di più, ma ottenete il doppio della memoria di partenza. Poi la carenza di memoria RAM che colpisce l’intero settore e spinge i produttori a riversare il costo dei componenti sui prezzi di vendita. Google non è la sola coinvolta, ma è tra le prime ad ammetterlo pubblicamente in un lancio di massa.

I prezzi europei non sono stati dettagliati al momento dell’annuncio. Nel frattempo, il Pixel 10 Pro resta disponibile e dovrebbe vedere il proprio prezzo calare nelle prossime settimane: un’opzione sensata se il Tensor G6 non vi sembra indispensabile.

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Cosa cambia per voi

Se possedete un Pixel 9 o un modello precedente, il salto è reale: litografia a 2 nm, display più luminoso, memoria raddoppiata e un’elaborazione dell’IA nettamente più rapida in locale. Il passaggio da un Pixel 10 è invece molto meno evidente. I guadagni annunciati sulla navigazione e sull’avvio delle applicazioni, nell’ordine del 15-25%, si percepiscono poco nella quotidianità su un telefono già fluido.

Il vero argomento di questa generazione riguarda la durabilità e la memoria. Un display due volte più resistente ai graffi e 256 GB di base sono miglioramenti che noterete lungo tutta la vita del dispositivo, più di una percentuale di potenza bruta.

Infine, tenete presente che i dati prestazionali comunicati provengono da Google. Le misurazioni indipendenti delle prime recensioni, attese intorno al 20 agosto, permetteranno di verificare se il passaggio ai 2 nm mantiene le promesse, in particolare sull’autonomia e sulla gestione del calore, due punti storicamente deboli dei chip Tensor.

In sintesi

Il Pixel 11 non è una rivoluzione, ma un consolidamento solido: un processore finalmente allineato alla concorrenza, memoria di base raddoppiata e scocche più robuste. L’aumento di 100 dollari resta difficile da digerire, anche se giustificato dalla memoria aggiuntiva e dal contesto di carenza di componenti. Appuntamento al 20 agosto per le prime recensioni indipendenti.

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