Google terrà la conferenza Made by Google il 12 agosto 2026 a New York, con il keynote fissato alle 18:00 ora della costa est. A dieci giorni dall’evento, una fuga di notizie di ampiezza inconsueta ha già reso pubblico l’essenziale del Pixel 11: quattro modelli, un processore Tensor G6 realizzato a 2 nm, memoria di base raddoppiata e, soprattutto, un aumento di prezzo di circa 100 dollari su tutta la gamma. Ecco cosa sappiamo, cosa resta da confermare e cosa cambia concretamente per voi.

Quattro Pixel 11 invece di tre
La prima informazione riguarda la struttura stessa della gamma. Dove finora Google schierava tre riferimenti principali, i documenti trapelati ne descrivono quattro:
- Pixel 11 — il modello d’ingresso, display OLED da 6,3 pollici a 120 Hz;
- Pixel 11 Pro — la versione premium in formato compatto;
- Pixel 11 Pro XL — il formato grande, con pannello OLED da 6,8 pollici a 120 Hz;
- Pixel 11 Pro Fold — il pieghevole, che mantiene il vertice del catalogo.
Questa segmentazione su quattro livelli avvicina Google alla strategia già adottata da Apple e Samsung. Al medesimo keynote è atteso anche il Pixel Watch 5, sul quale le indiscrezioni sono però molto meno dettagliate.

Tensor G6: Google cambia (quasi) tutto sotto il cofano
È probabilmente il capitolo più interessante per i lettori tecnici. Il Tensor G6 segnerebbe una rottura netta con le generazioni precedenti.
Produzione a 2 nm presso TSMC
Il chip sarebbe fabbricato da TSMC a 2 nm. Una precisazione sulla terminologia: oggi 2 nm è più un nome commerciale di nodo produttivo che una misura fisica rigorosa, ma indica comunque una finezza superiore ai 3 nm usati finora. In pratica, un nodo più fine permette di ospitare più transistor sulla stessa superficie e, a parità di prestazioni, di consumare meno energia. È esattamente il punto debole storico dei Tensor: un’efficienza energetica inferiore rispetto agli Snapdragon e agli Apple della serie A.
Un’architettura a sette core, cosa rara
Le schede trapelate descrivono un’organizzazione insolita: un core prime ad alta frequenza, quattro core di prestazione e due core di efficienza, sette in totale. La quasi totalità dei chip mobili si organizza su sei o otto core; questo numero dispari suggerisce un compromesso voluto tra potenza di picco e consumo a riposo.
GPU PowerVR e modem MediaTek
Meritano attenzione altri due cambiamenti. La GPU sarebbe firmata PowerVR (Imagination Technologies) e il modem passerebbe a MediaTek con l’M90, in sostituzione dei modem Exynos forniti da Samsung. Quest’ultimo punto non è affatto secondario: i modem Exynos sono regolarmente criticati dagli utenti Pixel per consumi e tenuta di rete. Un modem di terze parti potrebbe quindi correggere uno dei rimproveri più persistenti rivolti alla gamma. Infine, un chip di sicurezza Titan M3 prenderebbe in carico la protezione hardware dei dati.
Un dettaglio stona nel quadro: il Pixel 11 Pro XL resterebbe su Wi-Fi 6E e non Wi-Fi 7, pur passando al Bluetooth 6.0. Su un telefono venduto oltre 1.200 dollari, l’assenza di Wi-Fi 7 nel 2026 farà discutere.

Prezzi in aumento e 256 GB di base: la memoria presenta il conto
Ecco l’informazione che riguarderà il maggior numero di persone. Secondo le indiscrezioni, i prezzi di partenza statunitensi salirebbero di circa 100 dollari su tutta la gamma:
- Pixel 11: 899 dollari
- Pixel 11 Pro: 1.099 dollari
- Pixel 11 Pro XL: 1.299 dollari
- Pixel 11 Pro Fold: 1.899 dollari
Si tratta di importi al netto delle imposte statunitensi, che non anticipano i prezzi europei comprensivi di IVA.
Come parziale contropartita, Google abbandonerebbe la versione da 128 GB per fare dei 256 GB la memoria d’ingresso su tutta la gamma. La motivazione non ha nulla di un regalo commerciale: sarebbe l’impennata del costo delle memorie a rendere poco redditizio il taglio inferiore. La stessa pressione spiegherebbe una scelta meno lusinghiera: i Pixel 11 Pro e Pro XL base scenderebbero a 12 GB di RAM invece di 16 GB.
Altra concessione: il Pixel 11 Pro Fold vedrebbe la batteria arretrare a 4.750 mAh, contro i 5.000 mAh della generazione precedente. Il Pixel 11 standard resterebbe sotto i 5.000 mAh, mentre il Pro XL indicherebbe 5.115 mAh. Una regressione di capacità su un pieghevole da quasi 1.900 dollari non è mai un buon segnale, anche se l’efficienza del Tensor G6 potrebbe compensare sull’autonomia reale.
Sul fronte fotografico, si cita un sensore selfie da 13 MP per il Pixel 11, accompagnato da un Pixel Glow, un LED posto sul retro dell’apparecchio la cui funzione esatta non è ancora documentata.
Cosa cambia per voi
Se possedete un Pixel 10, l’argomento del rinnovo è debole. Il passaggio ai 2 nm e il cambio di modem sono evoluzioni di sostanza, ma si misurano in autonomia e stabilità di rete, non in funzionalità visibili. A 899 dollari minimo, attendere un calo di prezzo resta la decisione più razionale.
Se puntate al rapporto qualità-prezzo, l’aumento sposta meccanicamente l’interesse sulla generazione precedente. Il Pixel 10 resta un ottimo apparecchio, beneficia di sette anni di aggiornamenti e vede il prezzo scendere man mano che si avvicina il successore.
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Se seguite il mercato, tenete presente il segnale di fondo: la crisi mondiale delle memorie non colpisce più solo i PC. Arriva ormai nelle schede tecniche degli smartphone, sotto forma di RAM ridotta e prezzi in aumento.
Il calendario da ricordare
L’evento si terrà il 12 agosto 2026 e i preordini aprirebbero lo stesso giorno secondo le informazioni disponibili. La disponibilità commerciale seguirebbe nei giorni successivi, come da consuetudine in casa Google.
Si impone un richiamo alla prudenza: nulla di quanto precede è ufficiale. Le fughe di notizie di questa portata si rivelano generalmente esatte sulle linee generali, ma i prezzi regionali, le capacità delle batterie e le configurazioni di memoria sono proprio i punti che cambiano più spesso prima dell’annuncio. Aggiorneremo questo articolo subito dopo il keynote.
E voi, l’aumento di 100 dollari vi fa rinunciare al Pixel 11, o il passaggio ai 2 nm basta a convincervi? Diteci la vostra nei commenti.
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